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omelia funerale

Omelia per il funerale di P. Giulio Berrettoni
Osimo, 14 dicembre 2011

"Io vidi la Nuova Gerusalemme"
Ed era Bella! Ed era Bella! Come una sposa...
Quale gioia quando mi dissero: "Andremo alla casa del Signore"
Cari fratelli e amici, la parola del Signore che abbiamo ascoltato nella prima lettura e nel Salmo responsoriale è una esplosione di gioia: e noi siamo nella tristezza.
Ma p. Giulio voleva che il suo funerale avesse più il sapore della domenica di resurrezione che del venerdì santo, anche se poi sappiamo che venerdì e risurrezione sono un tutt'uno inscindibile. E' il mistero pasquale di Cristo.
Cari fratelli e amici, p. Giulio ci ha convocati quest'oggi per celebrare la Pasqua del Signore, che si riattualizza con la sua forza di grazia in questo santo sacramento; ma è anche la pasqua del nostro "amatissimo" fratello; "amatissimo" uno dei tanti superlativi di cui padre Giulio faceva ampio uso, che non erano forma, ma sostanza, che si sprigionava da un cuore grande e da un atteggiamento di irriducibile ottimismo che nemmeno le fatiche, i problemi o i dolori riuscivano a spegnere o tacitare.
E poi "Fratello". Era così frequente questo sostantivo nel suo parlare, nel suo scrivere, che qualcuno sorrideva o ci faceva su del benevolo umorismo, fino a chiamarlo "Caro fratello".
Aiutati dalla parola del Signore vogliamo volgere lo sguardo al Paradiso, dove i nostri cari ci aspettano: la Nuova Gerusalemme. Quella che ci attende è una festa dove, stando al Vangelo, noi siederemo a mensa e il Signore passerà a servirci. La sguardo di p. Giulio era rivolto totalmente verso il Regno, in questi ultimi anni segnati dalla sofferenza e dalla precarietà fisica, lui che non si era mai curato, anzi, aveva sempre trascurato di pensare a se stesso.
Con voi, cari fratelli e care sorelle, vorrei brevemente tratteggiare un profilo di questo fratello, senza mai abbassare lo sguardo dal volto amato di Cristo che è "Principio e Fine, Alfa e Omega" della nostra storia personale ed ecclesiale, e della stessa storia del mondo.
Questa tensione visiva opera una interiore trasformazione, un cammino di progressiva conformazione a Cristo. E' una trasformazione per mezzo della contemplazione nella immagine di Cristo come spiega magistralmente santa Chiara in una sua lettera a sant'Agnese.
P. Giulio è un frate che ha amato la Chiesa con passione, vibrando di gioia per ogni evento piccolo o grande. Ha amato i papi, senza chiosare i loro discorsi, ma prestando umili e rispettoso ossequio su tutto ciò che il papa diceva, e che puntualmente trovava nell'Osservatore Romano, che leggeva non tanto negli interventi eruditi, ma posando il suo sguardo sul magistero del papa e dei vescovi.
Durante le catechesi riguardanti i santi, quanto avrebbe desiderato una catechesi del papa su san Giuseppe da Copertino; avrebbe espresso la sua gratitudine fino a ripristinare il bacio della sacra pantofola. E poi il rapporto amicale con Giovanni Paolo II, amato così profondamente, tanto che la gioia traspariva anche dal racconto: come era contento nel ricordare le sue battute confidenziali.
P. Giulio ha amato la Vergine Santissima: ripeteva la strofetta di San Giuseppe: "Andiamo dalla Mamma" e dalla sua camera seguiva le S. Messe e le celebrazioni della Chiesa e poi passava Radio Maria e poi, le lunghe soste nella cappella dei postulanti.
Dopo il terremoto di Assisi la sua psicologia era stata segnata profondamente e la fede si tingeva di abbandono o di fatica, la sua preghiera era qualche volta mormorio, qualche volta grido verso il Signore: un novello lottatore con Dio come il patriarca Giacobbe ai guadi dello Jabbok. In questi anni ha salito il mondo dell'orazione e forse ha anche conosciuto la notte dello Spirito. Il vecchio rettore ritornato compagno di convento in questi ultimi mesi gli era accanto come negli anni dell'ordinazione sacerdotale. Quando qualche volta gli usciva dalla bocca un sommesso lamento, si premurava, il saggio educatore, di rammentargli con fraterna carità: "Padre Giulio, tutto è grazia".
P. Giulio infine ha amato il suo ordine, con una passione e una tenacia indomita. Lo ha servito, come ha servito la sua amata Provincia delle Marche e come in seguito, divenuto Custode del Sacro Convento, si è fatto assisano e si è ritrovato ad essere un raro cultore dello Spirito di Assisi. Tutti ricordiamo con tristezza lo sguardo smarrito di questo fratello che contemplava lo squarcio del timpano del transetto della basilica superiore e posava lo sguardo sugli ambienti conventuali divenuti sacrilego pasto del terremoto, mentre il cuore era trafitto dal dolore per la morte dei due tecnici, dell'amato padre Angelo e del giovane postulante. E poi la febbrile ricostruzione, con il Grande Giubileo che era alle porte, ancora con le maniche rimboccate a lavorare con tenacia per diventare restauratore di brecce.
Quante spine, quante fatiche, eppure anche in questo il Signore è stato al suo fianco come un prode valoroso. Questo frate che ci lascia a 80 anni compiuti non ha chiesto mai nulla per se, al convento di Osimo lascia solo quattro vestiti usati, qualche libro e tanto amore per il suo convento e per il suo San Giuseppe.
In questi anni ha goduto della presenza dei giovani postulanti, li ha seguiti con l'amore di un nonno che ha negli occhi lo stupore e la meraviglia per quello che sono e per quello che fanno.
Questo anziano frate non ha vissuto niente in maniera scontata, ma conservava negli occhi e nel cuore lo stupore e la meraviglia di un bimbo che guarda le cose come se le vedesse per la prima volta.
Abbiamo bisogno di questo stupore per poter ripetere con lui, come domenica nell'ultima omelia, "Andiamo fino a Betlemme".
Qualcuno si turbava per lo stile un po' ampolloso e ridondante, ma tutti devono ammettere che i tratti luminosi di questo francescano autentico, non sono oscurati dai limiti che ineriscono all'umano che è in tutti. Possedeva una grandissima umanità, era disponibile a tutti, sapeva stare con il ricco e con il povero, con l'ecclesiastico e con il contadino. Era amabile con il politico, sapeva essere gioviale  con il cardinale, era fratello con i suoi frati e sapeva ridere abbondantemente per la festa del baccalà a Montelparo.
Padre Giulio bussa alla porta del Paradiso: san Francesco e san Giuseppe lo attendono, e il buon Gesù che ama appassionatamente i suoi figli accoglie in un profondo abbraccio questo figlio che ritorna a casa. Ma il compito non è finito, è solo la metà. Adesso "Caro fratello" rimboccati le maniche e segui i tuoi frati che nei loro conventi hanno bisogno del tuo aiuto per vivere una qualità alta della vita francescana ed essere così significativi.
All'orecchio di tutti noi sussurra, te ne preghiamo, il motto che tanto ti piace: Duc in altum"

Ringrazio di cuore mons. Arcivescovo per il bene che ha voluto a questo nostro fratello, ringrazio  il padre Generale, il Vicario generale e i confratelli della Curia, i ministri provinciali, i frati, i sacerdoti, le autorità dei comuni di Assisi, Osimo, Massa Fermana e Copertino , e quanti con la loro presenza ci hanno offerto parole di consolazione in questo momento di fatica. Ed infine ringrazio tutti voi, cari osimani, che da quando il campanone ha annunciato la morte di p. Giulio, non lo avete mai lasciato solo.


 
Eccomi Signore

Padre Giulio Berrettoni

Giulio

 

«Padre Giulio Berrettoni dei Frati Minori Conventuali è tornato alla Casa del Padre». La notizia è diffusa dal Sacro convento di Assisi, dove il frate è stato custode dal 1989 al 2001.


 

La morte dopo l'Eucarestia. Padre Berrettoni è improvvisamente mancato lunedì sera nel Convento di Osimo, dopo aver celebrato l'Eucaristia. Secondo quanto riferito dai frati stessi padre Giulio «con la sua presenza, operosità e giovialità, riempiva gli spazi della vita fraterna del convento osimano. Padre Giulio - continuano - è una di quelle persone che una volta incontrata si fa fatica a dimenticare, per quella avvincente carica di umanità che sprigionava da ogni incontro e per ogni persona, piccola e grande, importante o umile. Per tutti aveva una parola buona, piena di speranza e di fiducia».

Chi era. Nato a Massa Fermana il 20 marzo del 1931, era entrato giovanissimo nei seminari dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali: emessi i voti perpetui nel 1952, è stato ordinato sacerdote ad Osimo nel 1954. Ha trascorso tutta la sua vita tra Osimo, Ancona ed Assisi. Ministro Provinciale della Provincia delle Marche per 9 anni, Custode-Rettore del Sacro Convento e della Basilica di San Francesco di Assisi per 12 anni (1989-2001).

Il terremoto E' il Custode dell'immane tragedia del terremoto e degli anni difficili e laboriosi delle ricostruzione. E' il Custode del Grande Giubileo del 2000. Terminato il suo servizio assisano è di nuovo ad Osimo per preparare il 4° Centenario della nascita di San Giuseppe da Copertino. Per questo avvenimento ha profuso ogni energia, coinvolgendo con la sua umanità e contagiando quanti incontrava.

Amico di papa Wojtyla Ha amato la Chiesa con una passione tutta particolare. Giovanni Paolo II, con il quale nutriva una squisita amicizia, è stato l'ispiratore dei suoi progetti apostolici. Ha amato la Madonna con una tenerezza filiale: ripeteva spesso le parole di San Giuseppe da Copertino "Andiamo dalla Mamma". Ha amato il suo Ordine e lo ha servito generosamente senza nulla chiedere per se. Il Signore accolga nel suo Regno questo suo servo buono e fedele e dia ai fratelli del Convento di Osimo la consolazione di chi sa di non aver perduto un fratello, ma di averlo guadagnato per il Cielo.