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Storia del convento di Ancona

ANCONA:

1° S. Maria (poi S. Francesco ad alto)

2° S. Maria Maggiore (poi S. Francesco alle scale)

S. Francesco fu ad Ancona nel 1211 iniziandovi vasta e proficua predica­zione. Ripassò forse nel ' 15, certamente nel ' 19 per trovarvi le navi in par­tenza per Damiata. Gli offrono un «luogo» presso S. Maria, a Capodimon­te. Accetta, pur riducendone le misure al suo ritorno nel 1220. Tornerà a predicarvi nel 1221, proseguendo per Osimo e San Severino, come dal noto episodio della pecorella, quando Ancona, libera dalla scomunica, era tor­nata «ad demanium Romane Ecclesie», preservata dal dominio d'Azzo d'Este.

Vi fu capitolo nel 1234. Nel 1239 era già conosciuto come «S. Francesco». Più noto in seguito per le estasi di Pietro da Treia e la di­mora di Corrado da Offida. Ha l'indulgenza di Nicolò IV del 1292.

Ma già, al centro, v'era un locus novus con oratorio per venerare la reli­quia della Croce e il cordone di S.Francesco, con fastidio dei Domenicani per la non rispettata distanza di 150 canne. Vi abitarono i beati Amato e Si­mone, l'ex‑guerriero Fra Guido da Montefeltro (+ 1298) e Fra Monaldo, martire in Armenia. «Ancone duo loca» dice infatti l'elenco del 1335. Ma pian piano, pur con riserva d'orto e di un'edicola a S. Cecilia, il primo luo­go divenne «S. Francesco vecchio» e fu abbandonato. Riedificato nel sec. XV, diverrà sede dei Minori Osservanti.

Il vescovo Nicolò d'Ungari pose intanto, il 15‑8‑1323, la prima pietra del grandioso tempio di S. Maria Maggiore, terminato forse nel 1339: anno di un capitolo ivi celebrato. Un altare a S. Francesco è del 1356. Proseguirono le fabbriche e il card. Albornoz, che governava da Ancona, tornata alla Chiesa dal 1355, lascerà per testamento 200 fiorini per terminare e refetto­rio e capitolo.

Dopo un lascito di Margarella Natimbeni (1446) i frati azzardarono la costruzione della facciata in pietra d'Istria ‑ licenza del doge di Venezia 1447 ‑ realizzata da Giorgio Orsini da Sebenico tra il 1447‑58 per 1700 ducati d'oro in oro (= 340 fl.), e di quei 60 gradoni che daranno alla chiesa il no­me nuovo di «S. Francesco alle scale». Poi i dormitori, «il primo enclaustro e il claustro interiore», l'infermeria (1559) e la capace foresteria, formanti 1'«isola di S. Francesco». C'è un organista nel 1535. Vi si tiene capitolo ge­nerale nel 1543. L'Assunta di Lorenzo Lotto ha la data del 1550.

Fu convento insigne per la sede dell'Inquisizione di tutta la Marca, fino a papa Pio V (1566/72) che la ripassò ai suoi Domenicani. Lo fu per lo Stu­dio: un «lector philosophiae» vi è scelto nel 1464 dal capitolo generale di Perugia. Il provinciale M° Civalli (1594‑97) vi fece «la scuola da legere, per essere convento di Studio, 1'archivo et la stanza per il portinaio» e una li­breria ingrandita nel sec. XVII. Lo fu per il noviziato: almeno dal 1575 al 1654, poi 1670‑1731, e per una comunità di 20 «figli», la maggiore della Marca dopo Urbino che ne aveva 24. Godeva del diritto di far predicare Quaresima ogni due anni e poi ogni tre.

Notizie di restauri si hanno dal 1659, ma fu riedificato con ingenti spese negli anni 1743‑70, sotto la cura dei padri G. B. Doffi, M° Nicola Scandalibe­ni ‑che si meritò il provincialato per Breve e ne fece sede fissa d'ogni assem­blea ‑ e infine del P. M° Buglioni (+ 1798) che poté contemplarlo «comodo e di nobile architettura».

La chiesa fu rimodernata dall'architetto Francesco M. Ciaraffoni 1778‑90 che la ridusse ad unico maestoso vaso e ne raddoppiò l'altezza. La spesa superò i 30.000 scudi. L'ornamento del miglior vecchio altare servì per gli stipiti della porta del convento, ancora ammirabile. Nacque novello campanile con quattro sonore campane dei Baldini di Roncofreddo: tutte spezzate nel 1800! E in­fatti, il governo gallico‑anconitano 1797‑1801 e quello del 1807 ne fecero ospedale militare.

Difficile la retrocessione per la presenza dei Fatebenefratelli (1814), la fusione con gli ospedali Trinità e S. Anna (1818), l'arrivo dei feriti da ogni fronte. Divisa in due piani da un tavolato, la chiesa fu occupata nel 1846 in alto e in basso nel 1848.

Emigrarono i frati nel 1822 nella chiesetta di S. Bartolomeo, con titolo di Hospitium, mentre l'annesso monastero delle Rocchettine e Canonichesse Lateranensi era già del Regio Demanio, appannaggio del principe Eugenio. Dopo breve parentesi: 1844‑49, in cui poterono officiare la parte inferiore di S. Francesco per le premure dei Superiori e un accordo tra i due Ministri Generali, dovettero esulare ancora verso la chiesa di S. Giuseppe, già degli Scolopi, dormendo in Seminario (1849‑62), riducendosi presto ad un solo religioso. Ciò nel vano tentativo di riavere il Tempio e nonostante la visita di Pio IX alla tomba dei Mastai‑Ferretti.

Con la soppressione piemontese 1861 /66, il convento divenne museo e la chiesa una caserma a tre piani (1870). All'inizio di questo secolo, nell'illu­sione di trovare una sorgente, furono rotte le «scale», creando una rozza piazzola. Restaurata a spese dello Stato dopo l'ultimo conflitto, fu restituita ai Conventuali nel 1946 e fu nuovamente consacrata il 3‑10‑1953. Dal 1948 accoglie anche la parrocchia di S. Pietro, rasa al suolo dalle bombe.

Il convento attuale, ex‑palazzo Cesari, è abitato dal 1957. Dal 1955 è sede della Curia Prov., mentre la modesta casa parrocchiale, affiancata all'abside, ha ospitato temporaneamente un piccolo seminario di giovani liceali che si preparavano alla vita religiosa. Dell'antico convento, centrato dagli obici dell'ultimo conflitto - e in parte adibito a scuole - non restano che l'antico refettorio, pochi archi gloriosi e tante sconce rovine.

ANCONA:

S.Antonio di Padova

Nel rione Palombella, oltre la stazione centrale, i nostri religiosi vennero nel 1943 per assumere la cura pastorale di una vicaria della parrocchia di Posatora. Abitarono provvisoriamente in una casupola in Via Flaminia, quindi in zona Villa Barducci.

Nel 1950 fu costruita una cappella in Via Flaminia, che fu eretta canonicamente in Parrocchia S. Stefano.

Si passò quindi, con forte impegno dei nostri, alla realizzazione del complesso parrocchiale, in Via Berti, non lontano dalla Stazione Ferroviaria, progettato dall'architetto Augusto Rossini. La nuova chiesa, dedicata a S. Antonio di Padova, fu aperta al culto il 2 luglio 1961, mentre i religiosi poterono abitare l'attiguo nuovo convento solo dal 22 ottobre 1963. La convenzione con la Curia vescovile di Ancona per l'affidamento della parrocchia fu stipulata il 30 gennaio 1966.

La configurazione longitudinale dell'abitato parrocchiale imponeva nel 1960 la costruzione di una modesta cappella in zona Borghetto, presentemente dissestata da una inarrestabile frana. Il terremoto del 1972 ha ridotto il numero dei residenti a soli 1500, ma progetti e speranze di sviluppo animarono ancora questo periferico quartiere anconetano.

La parrocchia fu lasciata ed il convento fu chiuso nel 19..