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Storia del convento di Fermo

FERMO

S. Francesco

Né tradizione né cronache dicono S. Francesco presente a Fermo, a causa forse di turbolenze che gli impedirono l'accesso in episcopio. Capoluogo della Marca omonima, poi libero Comune, Fermo ondeggiava tra Chiesa e Impero a seconda del prevalere dei partiti. Occupata la Marca dal conte di Celano (1208), lo scomunicato Ottone IV la colma di privilegi nel 1211, mentre Azzo VI d'Este, pur creato marchese da Innocenzo III, ne chiede l'investitura all'imperatore; dopo la sconfitta di Ottone, l'avrà ugualmente dal papa nel 1214, mentre moveva all'assedio d'Ascoli. Ma Fermo, per non cadere sotto costui, si sottomise alla Chiesa (1217‑33), che la premia facen­dole batter moneta. Onorio III invia ora il nuovo vescovo Pietro ma, per­ché accusato di vendite illegali, sottopone città e contado al Legato Apo­stolico fino all'arrivo del vescovo Rinaldo nel 1223.

In questo lasso di tempo si attendarono i Frati Minori fuori città. Una bolla del 1240 è infatti diretta al guardiano e frati di Fermo, mentre Fra Giacomo, Fra Bondino, Fra Bonaventura sono testi in episcopio nel 1241 per un lascito al monastero d'Offida e nel 1246 si avrà la piena cura del mo­nastero di S. Maria delle Vergini.

Con mediazione del card. Ugolino, protettore dell'Ordine, dopo consen­so dell'abate di S. Savino, ebbero dal vescovo Filippo (1229‑50) un luogo «idoneo» entro le mura, cioè la cappella di S. Leone con case, piazza e orto. Era il 16‑6‑1240, Ma già in agosto, dopo il sacco d'Ascoli, Federico II è all'assedio di Fermo che gli si concederà due anni dopo permanendo poi sotto il vicario imperiale Gualtiero, conte di Manuppello, e sotto Manfredi (1248). Ed era il tempo di maggior odio dell'imperatore contro i Frati Mi­nori.

Anche per questo ‑ Federico morì nel 1250 ‑ papa Innocenzo IV dovette con­fermare ancora la donazione nel 1252, scrivendo al vescovo Gerardo (1250­73) per la traslazione della parrocchia e la benedizione della prima pietra di quella vasta chiesa a tre navi «tota lateritia» che vedrà presto i fervori del b. Adamo (+ 1282) e del b. Giovanni, detto poi 1'Alvernicola (+ 1322) e lo sviluppo del contiguo convento che, sotto la benevolenza del vescovo Filip­po (1273‑1300) ‑ a cui il papa impose di difendere i Minori di tutta la Marca ‑ sarà capo della cosiddetta «Custodia Fermana» con i suoi 18 conventi.

Come «alia clavis Marchie» e col suo girone «pulchrius fortilicium totius provincie», Fermo conobbe ancora lotte guelfe‑ghibelline e ricorrenti tiran­ni: Mercenario da Monteverde (1331‑40), Gentile da Mogliano (1348‑55), Giovanni Visconti da Oleggio, vicario della Chiesa (1360‑66), Rinaldo da Monteverde (1375‑79), Antonio Aceti (1395‑97), Ludovico Migliorati (1406‑28), Francesco Sforza (1433‑46), Liverotto Uffreducci, ucciso dal Borgia nel 1502; Ludovico Uffreducci fino al 1520, Pierluigi Farnese, che la saccheggia nel 1538, e ancora guerra intestina fino alla piena adesione al­la Chiesa del 1550.

E i Frati Minori continuarono a servire Dio e il popolo, che invitano a preci col nuovo campanile del 1425. Nel 1477 ebbero in dono 1'ex­-monastero delle Vergini e l'annessa «amplissima» parrocchia con la dipen­denza di S. Maria di Saletto ‑ invano richiesta nel 1613 per gli Osservanti Ri­formati ‑ e in seguito la chiesa di S. Antonio abate in città. La soppressione innocenziana del 1653 prevedeva la cessione al clero di questa parrocchia, ma l'arcivescovo Rinuccini vi mantenne il parroco religioso che mutò sol­tanto la canonica con la residenza conventuale.

Il convento era già grande nel secolo XVI e sede di molti capitoli: 1478, 1548, 1591, ma fatiscente. Cadde infatti la sacrestia nel 1595 e iniziarono lavori di restauro: il portale, la chiesa «restituta in superficie interiori», erezione di nove cappelle in travertino, quattro altari «ad formam neothe­ricam» con ornamenti e colonne di marmo.

Fu sede di noviziato (1535‑1713) e di Studio (... 1562‑1852), accogliendo anche negli anni 1701‑1720 i baccellieri laureandi del Collegium di Praga, espulsi per motivi politici. Per il servizio del tempio alimentò sempre 12 sa­cerdoti.

Tetti e dormitori caduti nel 1653, cappelle cadenti nel 1673 e il terremoto del 1703, che devastò due volte laterali della chiesa, imposero lavori di rab­berciamento, ma nel 1725 ebbero facoltà di rifare ex novo il convento in­torno ad un chiostro chiuso e rettangolare alla moda settecentesca, nomi­nando «praefectus fabricae» il baccellier P. Nicola Egidi. Si lavorò dal 1728 sognando buone camere e ottima libreria ma, per rifacimenti di muri mal­fondati di un corridoio, si andò avanti fino al 1791, quando si chiedevano ancora in prestito 6.500 scudi per riparare e terminare.

Neppure pienamente posseduto, arrivarono i napoleonici (1797‑99) a porvi il quartier generale della cavalleria. Ancora 1000 scudi in prestito nel­la pausa del 1805, ed ecco i francesi del 1808 con la soppressione delle cor­porazioni religiose, Fermo divenuto capo‑dipartimento. Rimasero il parro­co e un suo vice, in abito da prete. Solo nel 1816, gli altri poterono riunirsi senz'abito, riuscendo a ricomporre la comunità nel 1820, con 5 sacerdoti e due laici, ché parte del convento era restato agli uffici «Amministrazione Beni Ecclesiastici ed ex‑communitativi», divenuti poi «Residui demaniali». e lo sarà fino al 1853.

La comunità crebbe di nuovo con 7 sacerdoti, 7 laici e 9 chierici e si con­tinuò a restaurare la chiesa negli anni 1838‑40, demolendo in parte le sovra­strutture barocche ‑ quelle pienamente asportate negli ultimi decenni ‑ con un debito di 4000 scudi; più 100 scudi per l'organo nuovo del 1848.

Ma i tempi rimasero insicuri. Fermo ebbe governi rivoluzionari­provvisori nel 1831 e 1849. Infine l'arrivo dei Piemontesi nel 1860 e si tornò alla soppressione delle corporazioni religiose negli anni 1861 /66. Il conven­to divenne stazione militare, poi scuola.

Restarono nuovamente parroco e suoi aiutanti, in attesa di tempi miglio­ri, quando cioè i religiosi poterono riunirsi come privati cittadini. Erano tre sacerdoti e due laici nel 1876 e nel 1903. Ma lentamente maturò la ripresa.

Fu sede di un seminario‑ginnasio negli anni 1933‑44 e, dopo sostanziali migliorie, di un pensionato studentesco, dal '59 al '71. Ora i religiosi atten­dono alla parrocchia, alla cura vicaria di Saletto, alla cappellania dell'ospe­dale psichiatrico.

Per crollo, premonitore, di parte di una volta, la chiesa è chiusa dal 1973, ma presentemente in fase di totale restauro a spese dello Stato (è mo­numento nazionale), con consolidamento delle antiche fondazioni e delle sei agilissime colonne piantate nel lontano 1255.

 

FERMO

S. Antonio

Lo sviluppo edilizio della città di Fermo lungo la «statale 210», che con­duce a Porto San Giorgio e al mare Adriatico, ha creato rapidamente un nuovo quartiere nel vasto territorio della nostra antica parrocchia di S. Francesco.

Dopo esperienze di assistenza spirituale in sedi provvisorie ‑ e ciò dal 1955 ‑ fu acquisita la necessità di costruire un complesso parrocchiale auto­nomo.

Progettato dall'ingegner Lino Fagioli, il complesso è costituito da un piano terra per attività ricreative, sala‑cinema ecc., un 1 ° piano per attività culturali con sale di catechismo e un 2° piano per abitazione dei religiosi e, infine, dalla chiesa a pianta ottagonale con uno spazio interno di mq 620. L'altissima guglia ‑ metri 45 dal suolo ‑ e le artistiche vetrate (Vitali) danno all'imponente costruzione un aspetto originale, controbilanciato purtrop­po dalla scarsa difesa contro i rigori invernali e i raggi canicolari.

La parrocchia ebbe riconoscimento civile nel 1965. Dopo il nullaosta diocesano del 14‑9‑1971, è stata eretta la Casa Religiosa. I confratelli vi hanno ri­sieduto stabilmente dal 1‑10‑1971. Impianti sportivi su un'area di mq. 7.000 e una pastorale vivace stanno animando le numerose famiglie di que­sta nuova parrocchia.

La parrocchia è stata lasciata ed il convento chiuso nell’anno 19..