| Storia del convento di Mogliano Marche |
|
MOGLIANO 1° S. Colomba 2° S. Gregorio e S. Francesco Ai primi del '300 risale l'avvento di Minori a S. Colomba dipendente dell'abbazia di Pubblica (Piobblico) di Sarnano. La decima del 1290 e 1299 è infatti ancora pagata da un cappellano. P ciò probabilmente dopo la morte di Gentile I da Mogliano, quando i suoi figli vendevano «omme ius imperii et iurisdictionis» in un certo poggio. Il b. Giacomo da Falerone, che vi morì nel 1308, era venuto da Massa non molto prima, e il b. Giovanni da Fermo, che vi abitò poco dopo, vi trovò sacrestia e coro ed orto. Il convento compare poi nella lista del 1335 circa ed ha un'indulgenza del vescovo di Fermo Fra Iacopo `O.P. (1334‑48) a chi visiterà S. Colomba dei Frati Minori, con la data del 1338. Ma i tempi erano calamitosi. Mogliano ha subito un'aggressione nel 1316. Lotto Grassi da S. Vittoria lascia ai frati nel 1323 un fiorino d'oro, promesso quando vi fu catturato. Si pensò quindi di entrare in castello, quando Antongiovanni Gualteruzzi offrì ogni suo bene. Don Giovanni di Gentile, col consenso del vescovo Bongiovanni (1249‑63), donava la chiesa di S. Gregorio e case adiacenti, riservandosi la cura d'anime, il beneficio e un altare. Guardiano era Fra Masciarello da Campofilone. Il rogito dell'8‑11‑1363 fu di Giovannino di Giovanni da S. Elpidio, mentre il provinciale M° Perozzino da Pesaro (1362‑68) eleggeva il «sindaco» in Serpuccio di maestro Giovanni da S. Elpidio. S. Colomba, curata per qualche tempo, poi abbandonata e quasi diruta, passerà ai Frati Minori dell'Osservanza nel 1548. Per qualche secolo, come da documenti, la nuova sede si chiamò S. Francesco, mentre il nome di S. Gregorio restò alla parrocchia. Tra le reliquie, un po' di corda di S. Francesco e il dito di uno sconosciuto socius così come quelle di S. Biagio e S. Apollonia, per cui si otterrà un'indulgenza plenaria nel 1760. 1 frati abiteranno per tre secoli in questo ammasso di casupole senza un muro diritto, tanto che 1'Altobelli disdegnò nel 1620 di tracciarne la pianta. Neanche il chiostro, ma solo una grandissimo pozzo. Vi si tenne comunque una «congregazione» di Superiori nel 1532 e un capitolo nel 1583 con intervento del Gen. Gesualdi: vi fu eletto a provinciale M° Giuliano Causi da Mogliano che sarà poi Inquisitore a Siena (1587) Procuratore dell'Ordine (1588) e ministro generale (1590), anche se per soli 13 giorni. Quando il curato Don Adriano Capezzano ‑ il suo nome è ancora sul fonte battesimale (1575) ‑ vestì l'abito francescano col nome di Fra Costanzo, la parrocchia passò ai religiosi. Confermò Sisto V con bolla del gennaio 1589. Aumentate così le rendite, potè mantenere 6 frati nel 1620, 10 poco dopo, accogliere un Ginnasio dal 1713 al '29, toccando la vetta dei 12 «figli» nel 1769. Si ha notizia di un'ala nuova nel 1692. Il chiostro, inesistente ancora nel 1686, risale quindi all'inizio del sec. XVIII, così come le pitture del padovano Naldini. La chiesa, rovinata dall'umidità di un orto sovrastante, fu restaurata negli anni 1735‑48, trovando denaro nella riduzione della « famiglia». Altri lavori dal 1761, per portare la facciata sul sito dell'abside e per relativa scalinata. Mancando però di buone fondamenta, già nel 1781 pericolavano le volte e necessiteranno restauri nel 1824 e nel 1870. Restò chiuso il convento nei periodi 1810‑20 e 1861‑65 per le due soppressioni. Rimase però la parrocchia ‑ anime 1457 nel 1808 ‑ il che significò sopravvivenza. In seguito, Fra Andrea Giancrisostomi ricomprò qualche stanza, edificò nuova sacrestia (1893‑97) e il convento rimase. Caduto un muro dell'orto nel 1932, si approfittò per farvi una casa meno indecente sul corso del paese: casa da destinarsi ad opere pastorali non appena l'antico convento, lentamente ma sapientemente restaurato, sarà dichiarato abitabile. |
Storia