| Storia del convento di Osimo |
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OSIMO: S. Francesco, S. Giuseppe da Copertino Sulla via settempedana Nocera‑Ancona, Osimo vide forse S. Francesco nel 1211, nel 1219, o di sfuggita nel 1220, perchè vi sembra conosciuto quando vi fu con certezza nel 1221. Entrando «in palacio domini episcopi», il vescovo Sinibaldo (1218‑39) lo accolse «magna cum reverentia», accettandone la parabola della pecorella. C'era ruggine infatti con i «consoli osimani», scomunicati l'anno avanti perché «in palacio Communis» avevano legiferato contro l'ecclesiastica libertà. Manca un documento patente, ma si ritiene che i Frati Minori ‑ già a Forano Recanati Sirolo Ancona ‑ siano presto entrati ad Osimo presso una cappella della Maddalena: una santa nominata poi nell'indulgenza del 1292, e se nel 1233 altra bolla s'interessava dei fratres continentes: i terziari. La nota di un antico messale della Confr. Ss. Rocco e Benvenuto, oggi smarrito, assegnava al 7‑5‑1234 la consacrazione di una chiesta al b. Francesco, ove sarebbe morto nel 1240 il b. Graziano, ritenuto quel ministro di Bologna che accolse S. Antonio, mentre Innocenzo IV affida ai Minori nel 1245 la cura delle Povere Dame (monastero soppresso nel 1502-1510) e nel 1247 concede indulgenza a chi darà mano adiutrice per terminare la nuova chiesa ed altri edifici: essendo la quale in «opus lateritium» ma «ingens et amplissima machina», si può concludere che da tempo abitassero entro quelle mura romane che furono poi fondamento al nuovo convento. La campana del 1249, se radunò fedeli nelle confraternite (1257) della Vergine e S. Francesco, fu anche richiamo di pace. Osimo imperiale - trasferita per questo la sede vescovile a Recanati nel 1240 - mostrò presto segni di resipiscenza per merito del card. Legato Pietro Capocci (1244-59) e, certo, anche dei Frati Minori, così invisi per questo all'imperatore: vicenda conclusa nel 1264 con là restituzione della sede episcopale, che constrinse il francescano Fra Bonagiunta a passare da Recanati a lesi per lasciar posto a S. Benvenuto Scottivoli (1264-82), anche lui considerato ordinis minorum per aver forse emesso i voti prima della consacrazione, a imitazione di altri vescovi dell'epoca. Il convento, sede d'inquisizione del 1266 - i Frati Minori lo erano di tutta Favorito soprattutto dal Comune che, dichiarato festivo il 4 ottobre con offerta ufficiale di cero (1308), non dimenticò mai l'aiuto fisso di lire 300 «dando pro laborerio ecclesie sancti Franscisci», prima ancora che Fra Sinibaldo occupasse l'episcopio nel 1326 (1326-42): aiuto per il capitolo del 1373 e successive congregazioni; parte dei 255 ducati d'oro per il quadro con Madonna e Santi commissionato ad Antonio Solaro detto lo Zingaro e completato da un Persutti di Fano; tremila mattoni per il chiostro e per il coro allora in mezzo alla chiesa e in seguito ai lati della crociera; la cisterna del 1460 con l'artistica bocca marmorea con stemmi del papa, del vescovo, della città e persino del ministro provinciale; l'organo, la «porta battitora» l'ufficiatura retribuita del Palazzo Comunale, ancora un organo nuovo con lo stemma civico, approntato forse per l'arrivo del card. Peretti poi Sisto V e soprattutto lo Studio, che volle come quelli di Ancona, Fermo e Fano. E ancora contributi per i capitoli del 1608 e 1613, e quello del La devozione di questa città - seimila abitanti nel sec. XVII che frequentava la nostra chiesa per una venerata Pietà e le Compagnie dell'Immacolata (1584) e dei Cordigeri (1586) - fu premiata dal cielo con la permanenza di S. Giuseppe da Copertino (1657-63), che ne farà il 3° santuario francescano d'Italia, dopo Assisi e Padova. In occasione della beatificazione di questo ammirabile personaggio, la chiesa fu ricostruita ad una navata negli anni 1744-67. Privilegiata da Pio VI nel 1788, dichiarata basilica nel 1796, con due penitenzieri, visitata da Pio IX il 21-5-1857, rimase meta di pellegrinaggi. Fu abbellita dalle pitture del Bocchetti: 1931‑37, e, in occasione del 3° centenario della morte (1963), di una cripta e di un grande organo, che sostituisce il Callido del 1757 e 1'Inzoli del 1934. Oltre il ricordato Gymnasium e l'immancabile biblioteca, il convento, divenuto generalizio e capo di Custodia nel 1791 ‑ pur restando il nome di Custodia Anconitana ‑ ospitò anche il noviziato, dal 1752 al 1808 e ancora dal 1823 al 1861, il cui ultimo maestro fu il P. Benvenuto Bambozzi, la cui causa di beatificazione sembra volgere felicemente al termine. Soppresso nel 1808 e adibito a caserma, lo ricomprò nel 1813 per interposta persona il P. M° Alessandro Spalazzi (+ 1853). Ripristinato nel 1820, i frati tornarono nel 1822, anche se attesero il 1826 per riavere i locali. Soppresso ancora nel 1861, tutto fu venduto all'incanto, fatta eccezione per l'archivio‑biblioteca depositata in casa dei conti Nappi‑Mazzoleni. II Fondo Culto lo cedette al Comune nel 1868: fu per caserma e uffici. Nel 1866 furono espulsi anche i due religiosi custodi della Basilica, che divenne parrocchia di S. Palazia. Nel 1872 i frati acquistarono una casetta davanti al loro santuario che, dopo suppliche dell'intero Ordine, servirono nuovamente dal 1875. Dopo riacquisto di stanze e casette dietro l'abside nel 1902, vi torna lo Studio di teologia e il noviziato nel 1910. Solo nel 1929, fu restituito buona parte dell'antico convento: il chiostro con gli ambienti soprastanti. Ingrandito recentemente con sopraelevazione di un piano (1957‑58), ha sempre ospitato chierici di filosofia‑teologia o liceali, assistiti alla mensa e al guardaroba delle solerti Suore Missionarie di Assisi. Dal 13‑9‑1980, è stato riaperto il noviziato, a beneficio anche di province italiane ed estere. Affiancano il lavoro apostolico in Basilica, Il noviziato fu chiuso nel 2005. |
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