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Storia del convento di Pesaro

PESARO

1° Badia S. Pietro

2° Ss.Pietro e Paolo, S. Francesco

3° S. Pietro in Calibano

Risale ai primi decenni dell'Ordine la permanenza dei Frati Minori «ex­tra muros Pensauri», nel borgo cresciuto intorno alla piccola Badia di S. Pietro presso Porta fanestre o fanese. Documenti preziosi scomparvero durante le lotte tra Leone X e il duca d'Urbino nel 1517, ma troppa timidezza mostra il Wadding nel dirlo soltanto prima di S. Bonaventura (1257­74). Un Fra Iacopo da Pesaro esisteva nel 1239, eletto compromissario in una lite. Del 1244 sono lasciti «fratribus de s. francisco» o «fratribus de s. petro»

Demolito per motivi di difesa, ebbero altro luogo nel quartiere S. Teren­zio. Si lesse nel processo della b. Michelina: «ecclesia S. Petri loci fratrum minorum» e in seguito, come nel 1427: «locus S. Francisci intus Pensau­rum», per distinguerlo forse dal nascente convento dell'Osservanza. Sul portale affiancano la Vergine i santi Pietro e Francesco, in memoria dell'al­tro monastero. L'indulgenza del 1292 è infatti per le feste dei Ss. Pietro e Paolo e dei Ss. Francesco e Antonio. Lo stemma dei Malatesta rammenta le contribuzioni dei signori.

La chiesa, che conobbe i fervori del b. Cecco (+ 1350) e della b. Michelina (+ 1356), era ad una navata, soffitto in legno, coro al centro, portico late­rale per le donne. Subì trasformazioni nel sec. XVI, quando il coro passò nell'abside, nacquero il portico a ponente (1517) e via via cappelle ed altari. La ornarono i pittori G. Bellini, F. Barocci, T. Viti, il Pomarancio ed altri. Dopo la solenne traslazione della b. Michelina (1722), la chiesa fu comple­tamente rimodernata.

Anche il convento sviluppò e divenne dei maggiori, sotto lo sguardo be­nigno dei vescovi francescani che occuparono quella sede: Fra Francesco da lesi (1276‑837, Fra Pietro d'Anagni (1296), Fra Pietro (1317‑43), Fra Francesco Vinoli (1343‑46), Fra Angelo Feducci da Bibbiena (1374). Aveva due chiostri, pozzi con acqua ottima, infermeria e ‑ perché luogo di passag­gio ‑ una buona foresteria. Fu sede di numerosissimi capitoli e sede di uno Studio, almeno dal 1508, con relativa biblioteca, rifondata nel 1700 da M° Domenico Andrea Borghesi, poi ministro generale (1713‑18), e arricchita in seguito dal noto storico M° Francescantonio Benoffi, dal P. M° Angelo Ga­lanti, dal P. M° Giovanni Ferrini, poi vescovo di Bagnoregio (1842‑46).

Nel 1805, sotto il governo cisalpino, vennero mantenuti preti francesi e 4 Minori Osservanti cacciati dal loro convento, Poi anche il nostro fu deva­stato dalle truppe e soppresso il 15‑1‑1810. Riavuti nominalmente i beni nel 1815, la comunità risorse nel 1822, recuperando parzialmente libri di am­ministrazione e la biblioteca finita all'Oliveriana per merito soprattutto del nominato M° Ferrini.

Furono riparati i locali, fu riaperto lo Studio (1825), fu dato nuovo pavi­mento alla chiesa (1837). Nel 1841 si aprì ai giovani «oblatis seu educandis», primo esempio nell'Ordine di tale seminario. Nel 1852 poteva moderatamente rallegrarsi di 4 sacerdoti, 4 studenti e 3 laici. Ma nel 1860, con l'arrivo delle truppe savoiarde, fu uno dei primi ad essere soppresso. Codici e tomi furono venduti all'incanto nelle piazze di Pesaro e di Fano da chi denigrava i religiosi come oscurantisti.

Nei primi di questo secolo fu riaperto con tre sacerdoti ed un laico ma varie difficoltà ‑ P. Vincenzo Stacchiotti vi morì nel 1910 ‑ fecero cedere la chiesa ai PP. Serviti, che la denominarono S. Maria delle grazie (1922).

I nostri ottennero nel 1953 la parrocchia periferica di S. Pietro in Caliba­no, dove prestano tuttora un ottimo e vasto servizio religioso pastorale e sociale.

Dal 1966, per una visione di pastorale del turismo, a beneficio soprattut­to di famiglie a medio tenore di reddito, i padri aprirono la «Casa per ferie P.Kolbe», affittando un edificio a La Thuile, tra i monti Ruitor e il Piccolo S. Bernardo, in provincia d'Aosta. Considerato il rapido sviluppo dell'ini­ziativa e assunta l'amministrazione dalla Curia Provinciale, «Casa Kolbe» passò in ex‑villaggio per minatori della Società Nazionale Cogne: luogo incantevole fra alberi annosi, ristrutturato in modo da poter ospitare, in sei‑sette turni tra estivi e invernali, oltre 800 persone, che possono avvan­taggiarsi, oltre che dell'organizzazione ricreativa, di un'attenta assistenza spirituale per la crescita di formazione cristiana.

La comunità ha curato temporaneamente anche le parrocchie di San Giovanni Bosco in Osteria Nuova di Montelabbate (1973) e del S. Cuore in Pesaro (1975).