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Storia del convento di San Marino

REPUBBLICA DI SAN MARINO:

1° B. M. V. al Serrone o Murata

2° S. Francesco a Borgo piagge.

Forse nel 1213, evangelizzando S. Francesco il Montefeltro, i Frati Mino­ri toccarono la selva del Serrone o della Murata mezzo miglio da San Mari­no, libero Comune allora di appena 300 fumantes, che si reggeva con due capitani, parzialmente legati al Vicariato di Montefeltro: «solvunt tallias et fumantarias, in alio vero non»

Su questo lato del monte, «locus Penne S. Marini» ebbero una cappella dedicata alla Madonna, come si prova con l'indulgenza per le feste del 1292, consacrata nella Pentecoste del 1254 e un conventino in cui vissero i beati Domenico, Pietro da Montolmo e Graziano d'Arezzo, ma per cui oc­corse denaro, come si nota da testamenti del 1253 e dall'offerta di pecunia incerta di Alessandro IV nel 1257, e per la cui amministrazione saranno eletti i «sindici» nel 1283.

Ma nel 1360, Vanne di Fiordalisa ‑ nominato poi in una bolla e un Iohan­nes compariva nell'arco sopra il coro del 1382 ‑ offrì un oratorio a Borgo Piagge presso le mura ai Frati Minori «del Serrone» (Statuti 1317). Fu subi­to iniziata la chiesa nel 1361 da Fra Filippo, poi inquisitore della Marca (1373) e Fra Andrea: una chiesa in tutta pietra, opera di maestri comacini.

Era terminato anche il conventino nel 1364, quando papa Urbano V s'in­formò sull'opportunità del trasferimento che, auspice il Comune e licenza del vescovo Claro Peruzzi (1350‑88), avvenne nel 1373 al suono della cam­pana del 1365.

Restò l'obbligo di officiare la vecchia cappella: cosa che fecero per soli 26 anni. Poi nel 1392/93 ebbero dal vescovo Benedetto facoltà di demolirla ed usarne il materiale: forse per la colonnina sulla piazzetta (1391) e la torre del 1410, che Fra Andrea riuscì a completare prima di morire, nel 1416 (la­pide), al tempo del vescovo francescano Fra Giovanni Secario (1413‑44). Del secolo seguente la tela del Cotignola (1520) e un ciborio dorato. (1589).

Molti i «figli» illustri: Fra Martino Madroni vescovo di Sebaste (1403­11), di cui resta ottimo deposito; M° Giovanni Bertoldi, vescovo di Fermo (1410‑17) e poi di Fano (1417‑45), che volse in latino la Divina Commedia per i Padri del Concilio di Costanza; M° Giovanni De Tonsis, vescovo di Fano (1445‑82); M° Giuliano Pasini (1490), procuratore generale dell'Or­dine (1522‑30), ambasciatore della Repubblica a Leone X e oratore lodato dal Bembo; M° Anastasio Turoni, «lettore» a Parigi e ministro della Mar­ca nel 1522.

Fra gli «huomini della libertà di San Marino» ‑ la protezione della Chiesa avveniva «salva libertate» ‑ il convento visse tranquillo e fu «capace di sei frati» ma anche di mantenerne otto. La chiesa ebbe il soffitto riattato nel 1600, la loggia antistante nel 1630 con esito di 200 scudi, un nuovo organo e un bel quadro del Guercino nel 1631, mentre il convento si ornava di nuo­va porta battitora nel 1651.

Soppresso da Innocenzo X nel 1653 perché povero di rendite, fu però su­bito restituito, con obbligo di sei frati, a beneficio di quel pubblico. La campana grossa fu rifusa nel 1679, riparato il tetto nel 1789. Una permuta con i Giangi permise di costruire un più comodo convento dietro l'abside negli anni 1749‑66, mentre la chiesa dopo il terremoto del 1786, fu rifatta «alla moderna»: 1790‑93

Quanto a cultura, s'ha notizia d'un «frate lacomo da Zenua lettore nel 1434», ma vero vanto del convento sarà una scuola pubblica e gratuita di filosofia‑teologia (1675‑1883) che permetteva alla gioventù di accedere alle Università.

Per trovarsi in terra di libertà, non conobbe le soppressioni: napoleonica (1810) e piemontese (1861). Servì anzi di ripresa alla Provincia e all'Ordine per l'istituzione di un Collegio Apostolico (1903‑15, 1928). Nel 1915 vi tro­vò rifugio per qualche tempo s. Massimiliano Maria Kolbe, perché di nazionalità polacco‑austriaca.

Restaurato con buoni criteri nel 1965, il convento ospita, oltre la comu­nità religiosa, la Gendarmeria e un buon Museo‑Pinacoteca.