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Storia del convento di Urbino

URBINO:

S. Francesco

Fu tramandato che i Minori arrivassero presso Urbino ai tempi dello stesso S. Francesco perchè poco dopo dimoravano intra moenia alla Fonte di Leone, contrada Lavagine. Fra Martino da Bologna fa testamento nel 1283 «rogatum apud locum fratrum minorum de Urbino». Né mancava la chiesa, se accusati lo stesso anno di aver celebrato nonostante l'interdetto, fulminato contro i seguaci di Guido I da Montefeltro (1255ss) deposto tre anni prima e relegato ad Asti. Nel 1284 vi morì con fama di santità Fra Marco da Mutino o da Montefeltro, socio dei ministri generali Giovanni da Parma, Crescenzio da lesi e san Bonaventura, di cui raccolse tutte le predi­che, ed ex‑ministro della Marca.

Il 13‑5‑1286, per mano del sindico Iacopo d'Arezzo che sborsò 300 lire ravennati‑anconitane, fu comprato dal vescovo Egidio (1285‑1309) 1'ex­-monastero benedettino di S. Angelo a Pian di Mercato, ma in enfiteusi col peso di un'annua libra di cera, da rinnovarsi ogni 80 anni con un fiorino d'oro. Ebbero l'indulgenza di Nicolò IV e nel 1290 e nel 1292,il che lascia pensare alla vecchia e alla nuova cappella. Iniziò quindi la fabbrica della nuova chiesa che, abside esclusa, avrebbe misurato piedi 100 x 46, e ciò no­nostante i travagli della città ghibellina.

Assalita dal conte Corrado nel sett. 1289, fu subito riconquistata dal se­natore di Roma Giovanni Colonna, finché non rientrò trionfante il 1‑11-­1292 quel Guido 1 da Montelfeltro che, stanco di rumori guerreschi, rinun­cia il 17‑11‑1296 per chiedere la pace di un chiostro a Bonifacio VIII. Il pa­pa lo commenda al ministro della Marca ed egli morirà ad Ancona nel 1298 col saio francescano. Ancora lotte con Federico 1 (1296‑1322), fino al rien­tro col card. Albornoz, alla concessione della vicaria, al titolo di duca nel 1443 e nel 1474.

La chiesa, che vide la santità del b. Pelingotto (+ 1304) ebbe il suo porti­co in pietra, il fiorito campanile, un coro doppio in noce e intarsiato nel 1489, la cappella della Madonna (1511) nel 2° chiostro o cimitero, oggi piazza del mercato, un organo ante annum 1535, tre quadri di Federico Ba­rocci. La porta centrale è del 1604. Vi si predicava la quaresima ogni due anni. Benefattore ne sarà Turbinate Clemente XI (1700‑1721); che invierà da Roma due grandi quadri serviti da bozzetto per i mosaici di S. Pietro. Con 200 scudi prestati dal card. Annibale Albani (1711‑51) i frati vorranno ristrutturarla in stile barocco negli anni 1726‑51 arricchendola poi di un nuovo concerto di campane (1770 c.).

Il convento, capo della Custodia Feretrana, trovò spazio «licet angu­stus» per sviluppare, ma crebbe disordinato e sgradito. Vi fu celebrato il capitolo generale del 1475, in cui fu eletto M° Francesco Sansone (1475‑99). Ebbe poi dormitori, nel 1527 l'infermeria, ma riprese vera vita con l'introduzione della «vita communis» e di migliore amministrazio­ne, riuscendo ad allevare 24 «figli» e a sostentare quotidianamente fino a 50 «bocche». Fu infatti sede di noviziato: 1653‑1828, ma soprattutto di Studio. Un magister studii è nominato nel 1488. Con una scuola anche per gli esterni: benemerenza che frutterà ai Conventuali le cattedre di filosofia e teologia, quando l'antico Collegio dei dottori e lo Studio pubblico del 1637 nell'ex‑palazzo ducale diverranno Università (1671).

Lo Studio interno ‑ detto 2° seminario o di filosofia ‑ sarà elevato al ran­go di Collegium per baccellieri laureandi ‑ 10 ogni 3 anni ‑ da papa Clemen­te XI nel 1701, con provvisione opportuna anche per la biblioteca che diven­ne pubblica.

Cadente per vecchiaia e terremoti, il convento fu totalmente ricostruito dal 1776 al 1780. Molti i padri celebri di questo luogo, che si distinsero nell'insegnamento o nel governo. Ricordiamo per brevità il solo M° Loren­zo Ganganelli, che fu poi papa Clemente XIV (1769‑1774).

Con l'avvento dei francesi: 1797‑1802 e ancora 1808, e con la soppressio­ne del 1810, stabile e beni passarono al demanio, salvo l'archivio che fu re­cuperato da Ancona perché parte della pubblica biblioteca (unico archivio quasi intatto della Provincia). Fu tra i conventi di «prima recupera», cioè con i beni invenduti, e nel 1815 si riformò la comunità. Solo l'orto era per­duto perché fatto «botanico», ma l'affitto novennale fruttava 10 scudi an­nui e la clausura difesa con licenza toties quoties per le donne.

Riprese lo Studio e l'attività apostolica con degni Padri, di cui scriverà l'arcivescovo a Roma che «dignos laude praedicare non dubito». Ma ecco la nuova soppressione del 1861. I frati di Urbino ebbero il «regio privile­gio» di poter rimanere finché fossero restati in tre, nel qual caso sarebbero stati esclaustrati con 800 lire di pensione. Ma premevano gli anticlericali e nel 1863 fu chiusa la chiesa e dispersa la comunità. Intentata causa per la doppia soppressione, vinsero i frati, ma i beni erano venduti ed ebbero solo cartelle di credito pubblico. La chiesa fu riaperta nel 1876, i religiosi adat­tandosi in un angolo. Erano 4 sacerdoti nel 1903.

In seguito, con qualche acquisto e con una sopraelevazione, accolse nuo­vamente il noviziato, poi il liceo, ultimamente un Seminario Minore (1956-­65) e un pensionato studentesco: locali oggi affittati all'Università per 1'«Istituto scienze filosofiche e pedagogiche» della Facoltà di Magistero.

Un gruppo di 5 religiosi fu impegnato dal 1970 nella sezione operativa dell'«Istituto grafologico Girolamo Moretti», la cui attività preminente è il servizio di consulenza e stesura di perizie grafologiche nei suoi vari rami: studio della personalità, orientamento scolastico o professionale, consulen­za matrimoniale o giudiziaria. Dal 1977, nell'intento di preparare cultural­mente e tecnicamente alla loro professione i futuri grafologi, l'Istituto ha aperto presso l'Università di Urbino la «Scuola Superiore di Studi grafolo­gici», strutturata in un quadriennio, e che già fiorisce per 350 presenze. A cura dell'Istituto vennero pubblicate dispense, volumi pertinenti all'inse­gnamento, traduzioni, e una rivista trimestrale di problemi grafologici col titolo di «Scrittura», fondata ad Ancona nel 1971.